Da poco mi sono imbarcata in un esperimento di convivenza stretta, dopo tre anni di case in affitto o prestate, (evviva gli amici!), di nuovo,per mille motivi diversi, in uno squat.
Di nuovo autogestione del tempo e dei rapporti, tentativi malsani e sani di riciclo..insomma tutto nella norma ;)
Il nome di questo blog, però,viene da una frase che un simpatico coinquilino occhialuto mi ha detto ad un certo punto...
Al primo piano, progettando insieme ad altre zie una stanza dove si potesse lavorare sul proprio corpo, abbiamo creato una stanza completamente vuota.
Solo parquet e moquet in terra.
Una lotta più o meno furibonda, mantenere il vuoto, in una casa di dieci persone che hanno la passione per sperimentare mille costruzioni usando "materiale di riciclo", creando in tutta la casa "ammonticchii" di vario tipo :))
"Ecco questa stanza è come la tua presenza in questa casa, una stanza vuota"
All'inizio non l'ho capita.
Poi mi sono offesa.
Poi ci ho pensato.
In generale ho sempre avuto la tendenza a riempire qualunque cosa.
le relazioni, di sensi metafisici.
i progetti di contenuti, molto spesso, metafisici.
la quotidianeità di impegni che poi diventavano da supereroe..
e da un po' tutto questo riempire, mi stava stressando...
Ed effettivamente quello che voglio ora sono spazi vuoti, contenitori che concedono al tempo di scorrere piano, di sciogliere nodi e pensieri uno ad uno.
un luogo di echi e d'immagini.
di noia, anche, perchè, come disse il mio guru, la noia è creativa.