margherita | 13 Febbraio, 2008 02:05
L'idea mi è venuta dalla lettura dei "Sentieri dei Nidi di Ragno" primo libro di Italo Calvino, a mio avviso uno dei più bei romanzi scritti sulla resistenza. Il protagonista, Pin è un ragazzino, troppo grande per i bambini e troppo piccolo per i grandi. Per una serie di motivi e avventurose coincidenze, il cui fattore scatenante è il furto di una pistola ad un ufficiale tedesco, Pin finisce catapultano nel mezzo della guerriglia partigiana.Tra personaggi realistici e surreali, Calvino delinea e racconta la resistenza in un'ottica concreta e di un realismo pungente. Anti-eroi (in senso classico) i partigiani di Calvino, "semplici" uomini con le loro debolezze e insicurezze, capaci di rendere così tangibile e reale un periodo della nostra storia tra i più tragici. I motivi della loro resistenza mille, come mille sono le scelte umane
La cultura occidentale moderna, e quella teatrale più di ogni altra, ha alla propria base il senso del melodramma , la "possibilità di scelta". Il teatro vede il suo ultimo tragediografo nell'amatissimo Wiliam. Dopo i personaggi, si trovano sempre nelle loro terribili situazioni per una qualche scelta sbagliata che hanno fatto. Se avessero avuto l'integrità, la possibilità intellettiva o materiale se..allora il loro destino sarebbe stato diverso. Credo che la contemporaneità vada letta in modo diverso, come possibilità di comprensione, ma non di scelta.
I partigiani di Calvino non hanno avuto scelta: nati e cresciuti nel terrore, nella mancanza assoluta di potersi determinare, poi affamati e uccisi da una guerra di signori, assolutamente non comprensibile.
Si poteva prendere la strada del fascismo, ma chi ha un'indole mite, chi non assoggettabile, chi non vuole morire in guerra.. chiunque avesse una natura minimamente lontana da basi di arroganza, spavalderia, ubbidienza e opportunismo non aveva davanti a se questa possibilità.
La divisione tra buoni e cattivi è sicuramente facile, ma poco interessante su un piano umano. Semplifica troppo questo periodo buio della storia, fa capire troppo poco cosa è stato vivere sotto un ventennio, avere nei quaderni di scuola scritto che le prime tre regole del buon bambino: obbedire, obbedire, obbedire.
Credo che ci siano molti parallelismi tra la storia di allora e la storia di oggi. Periodi tragici privi del potere di scegliere. Figli di ruoili definiti, di demagogie talmente forti da entrare nell'indole anche delle persone più inteligenti. Inizio a dividere consapevolezza di ciò che si è e di come viviamo, rispetto a credere di poter scegliere ciò che si è e ciò che vivivamo.
Lo spettacolo punta ad essere una botta di energia e emotività. Cerco di lasciare la mia formazione politica personale da una parte, sto usando questo testo per cercare anch'io, per capire meglio, per mettere tutto il più possibile in discussione.
Debutto previsto per il 23/24 aprile, la vigilia...
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sss | 04/03/2008, 09:30